Gennaio 1982

Per formalizzare gli obiettivi e realizzare concretezze, il gruppo di volontari “L’Adelfia” si costituisce in cooperativa il 15 gennaio 1982 e riceve l’appoggio dell’Amministrazione Comunale di Alessano del tempo, con la quale instaura un rapporto di convenzione.
Il Comune mette a disposizione dei primi ospiti l’attuale biblioteca comunale. Sono i primi passi e i tempi pionieristici della “creativa improvvisazione” ma, quando la famiglia aumenta, per far fronte alle numerose richieste di ospitalità, la Cooperativa affitta una vecchia masseria, “l’Aia di Macurano”, dove volontari e utenti si impegnano nell’opera di ristrutturazione dei vecchi locali.

Alessano guarda con benevolo scetticismo questo corpo estraneo che man mano invade il suo tessuto sociale. Le isolate voci contrarie che pur si levano non hanno molto ascolto. Macurano è il punto di riferimento anche per altra gente ai margini della società: tossicodipendenti, portatori di handicap psichico e fisico, diseredati in genere. Si organizzano spettacoli e sagre a scopo di autofinanziamento. Alessano e i paesi limitrofi rispondono generosamente favorendo l’iniziale processo di integrazione e socializzazione. Le prime barriere di esclusione e del rifiuto cedono all’ impatto della solidarietà e della tolleranza con “L’Adelfia” che interviene in ogni occasione che il circuito sociale offre:
a carnevale del ’83 è rappresentato il recital ‘Indiani nella riserva’ con finalità volutamente provocatoria e nel 1985 viene costituito il gruppo teatrale itinerante che propone il dramma “Uomo del mio tempo” si inizia il percorso di animazione teatrale con varie classi delle scuole elementari di Alessano, Montesardo e Corsano si inseriscono disabili nelle classi normali favorendo l’abolizione delle classi speciali, in collaborazione col ‘”Gruppo H” del Provveditorato agli studi di Lecce.

Nel 1984, con i primi riconoscimenti istituzionali, inizia il processo di istituzionalizzazione. E’ la svolta: dalla pedagogia alla psichiatria. L’Adelfia sceglie come scopo sociale del suo intervento la riabilitazione del malato di mente. Sotto lo scossone della legge 180, cadono rumorosamente i cancelli ed i muri di cinta dei manicomi. Altrettanto rumorosamente la follia invade la cosiddetta società civile. Cominciano ad allacciarsi e ad intensificarsi i rapporti con i Centri di Salute Mentale. Aumentano le richieste di ricovero.
La cooperativa comincia a dotarsi di figure professionali psicologi, pedagogisti, animatori, assistenti sociali, fisioterapisti, terapisti della riabilitazione, educatori. Ai primi piani di un’amena villa di campagna sorgono le prime case-famiglia e il garage al piano terra viene trasformato in laboratorio.

Nel 1986 L’Adelfia si convenziona con l’ex USL LE/12: è il primo atto formale di riconoscimento del valore sociale e della qualità ciel servizio prestato dalla cooperativa nel campo dell’emarginazione in generale e della malattia mentale in particolare. Un decreto dell’assessorato regionale alla sanità estenderà poi l’atto di convenzione stipulato con l’ex USL di Tricase a tutte le UUSSLL del territorio regionale.
Da tutto il Salento e dall’intera provincia giungono richieste di ricovero di pazienti.
La tenuta Armino si struttura in tre case alloggio in cui sono inseriti i portatori di patologia più gravi ed è la sede del reparto di psicoterapia, dei laboratori, della redazione di Chora, il periodico di cultura della differenza edito dalla Cooperativa, ma è anche sede di prima osservazione e di smistamento dei pazienti meno gravi verso altre case-famiglia che sorgono nel cuore del tessuto urbano, anche fuori dal territorio di Alessano, nel distretto del CSM di Tricase. “I manicomi vengono aperti e il loro contenuto scodellato nella società. Allora si può vedere quanto di sociale c’è nella malattia dell’uomo”. (F. Basaglia).
Le case-alloggio, inserite nei quartieri, sono il banco di prova per gli ospiti de L’Adelfia, del loro confronto con la libertà e con i contraccolpi inevitabili della cultura dell’esclusione, dell’ incomprensione, del rifiuto, che ancora perseverano nella società. Andare al bar a consumare il caffè, recarsi in negozi a fare la spesa è anche ricevere occhiate di curiosità, di meraviglia, di stupore, d’interrogazione. È confrontare i propri comportamenti con l’accettazione degli altri, è imparare a migliorarsi a confronto delle reazioni dei cosiddetti “norma”’. Ed è anche saper resistere al loro rifiuto, al loro imbarazzo, al loro scherno, sentendosi, nonostante ciò, “persone”.

La scelta metodologica dell’equipe terapeutica di lavorare con piccoli gruppi di massimo dieci persone per casa-famiglia, si rivela una scelta davvero vincente che riduce il rischio di cronicizzazione e di custodialismo, e incrementa il processo di autonomizzazione e socializzazione di quei soggetti che, dopo un adeguato percorso terapeutico, hanno raggiunto risultati tali da poter sperimentare il confronto esterno con la società.

Nel periodo dal 1991 al 1996, “L’Adelfia” apre diverse Comunità Terapeutiche:

San Francesco” e “Portanova” nei quartieri omonimi di Alessano
il “Centro Diurno Polifunzionale” in Via Venezia, Alessano
3 Case Alloggio presso la “Tenuta Armino” Alessano
Villa Ardena” in Via Bari, Alessano
La Gibigianna” in Via Roma, Alessano
La Dimora“, in Via Roma, Alessano ultimo atto terapeutico dove gli ospiti che hanno raggiunto buoni livelli di autonomia e socializzazione sperimentano il progetto”della gestione autonoma di una propria casa” che dopo l’esperienza devastante della parentesi psicotica, è, insieme al lavoro o al ritorno in famiglia, il riconoscimento di cittadini.

L’utopia si afferma come forza che diventa realtà quando nel 1993 L’Adelfia è sfrattata dalla tenuta armino.
Sembra che tutto sia perso, ma l’Amministrazione Comunale di Alessano le concede l’ex carcere e l’ex mattatoio. L’opera di ristrutturazione sembra immane, ma proprio lì con i soli proventi della solidarietà sorge “la casa dove cantano le pietre, dove si respirerà la libertà dalle catene del “mal di vivere”.
L’Adelfia vince la scommessa di fare di 2 luoghi di repressione e di emarginazione la metafora dell’uomo ritrovato e liberato: la sua utopia è diventata realtà.

Nel suo 25° dalla costituzione ufficiale L’Adelfia può affermare di aver contribuito nel suo piccolo a diffondere sana cultura di sana convivenza, ascoltata anche dai legislatori regionali che dal 1993 ad oggi si sono succeduti alla guida della gestione della salute dell’uomo.
La presente Carta dei Servizi dà la rappresentazione attuale dei servizi che la Cooperativa “L’adelfia”, organismo senza scopo di lucro, offre negli ambiti sanitari, socio sanitari e socio assistenziali.