E’ una calda serata di fine luglio dell’anno 1978.
Siamo in piazza, seduti sulla panchina vicino al bar.
“Che cosa leggi”?
Ripeto ad alta voce: “La popolazione moderna è formata da un gruppo centrale che comprende governo, industria, finanza, scienza, ingegneria, esercito e istruzione. Attorno a questo nucleo ruota un cerchio di consumatori di beni e di servizi. Alla periferia si trovano poi i marginali che non hanno alcuna funzione significativa nella nostra società …….
La frangia marginale è composta da studenti, hippies, malati e inabili sociali a vario titolo, non esclusi i vecchi e i bambini, e abbraccia il 65 per cento della popolazione totale. Il problema del drop out, del deviante, di colui che non vuole inserirsi o che non può inserirsi, del misfit al quale l’abito sociale va troppo stretto, si dilata dunque fino al paradosso di una devianza universale”.
Don Tonino, la fronte corrugata, lo sguardo quasi febbrile: …ci dobbiamo pensare, dobbiamo fare qualcosa…
Io gestivo già un embrione di progetto, glielo espongo, gli racconto quello che stavamo facendo.
Lui è pieno di entusiasmo e spazia, tanto da farmi convinta che “ se c’era stato un inizio ci sarebbe stato un traguardo”.
E ci incoraggiava a crederci, ci dava la tenacia che era la stessa di tutte le sue battaglie. Tant’è che quel progetto trovò terreni grandi ed estesi per fare germogli. Tant’è che la fede nella possibilità della rivoluzione culturale fa nascere “L’Adelfia”, il gruppo iniziale di volontari che credendo negli stessi valori si uniscono e mettono a disposizione gli uni degli altri le proprie competenze e capacità e la voglia “di fare”.
Insieme, definiscono una dimensione culturale nella quale c’è la convivenza con il “diverso” nella convinzione che l’emarginazione deve essere vissuta per essere capita e che solo iniettando massicce dosi di solidarietà e di impegno diffuso si possa operare la mutazione “culturale” in una società dell’efficienza e della competizione.
Nel tempo, Don Tonino Bello ha continuato a sostenerci con una “assenza” pregnante: le lettere, i libri, le telefonate periodiche, le visite brevi ma intense.
“Come stai? Va tutto bene!!”.
Conoscenza senza retorica, che non chiede risposte.
Così ci ha sempre sostenuto in questa operazione di rivoluzione culturale, espansa in territori sempre più ampi, disponibili alla cultura dell’uguaglianza nella differenza, sensibili a capire che “…bisogna andare all’essenziale: mordere la polpa della vita, amare i poveri, fare scelte audaci, battersi per la pace, compiere sforzi di liberazione… tenere il capo levato e muoversi facendo qualcosa perché il mondo sta già cambiando se si continuerà ad essere profeti della primavera…”
Questo ricordo delle origini deve essere un costante vissuto per i vecchi soci per la nostra identità; deve servire alle socie e ai soci nuovi per acquisire e rafforzare consapevolezze di lavoro serio, di determinazione nella fede degli ideali mutuati da Lui, Don Tonino, e tenuti nel tempo.

Maria Mazzone