La sorella di Antonio Montinaro ce lo descrive come una persona con un carattere buono, amante della vita e lettore della bibbia.
Studiava poco, infatti era stato bocciato al secondo anno di superiore e per questo il padre lo prese con sé nel suo negozio di prodotti ittici, per lavorare con lui.

Ha avuto un’infanzia allegra e così lo raccontava la madre ai nipoti, figli di quella sorella che ci racconta la storia del fratello come se fosse presente nella sua vita.

Voleva prendere il diploma alla scuola serale, ma proprio quando doveva dare gli esami dell’ultimo anno la mafia l’ha ucciso.

Si era sposato ed aveva due figli, uno lo aveva chiamato Giovanni per rispetto e stima nei confronti di Giovanni Falcone.

Antonio era un giovane che era disponibile a tutto, pronto a servire la patria ed era iperattivo.

Si era arruolato alle armi come poliziotto perché aveva vinto il concorso e siccome Falcone aveva capito il carattere del giovane Antonio, gli fece prendere il tesserino per accompagnarlo come squadra di scorta.

Quel famoso giorno della disgrazia non era lui a dover lavorare, ma un suo collega che non era disponibile quel giorno e lui lo sostituì.

Ora quando il pomeriggio accompagnava Falcone con tutti i suoi colleghi si sentii uno scoppio: era la bomba di 600 chili di tritolo che avevano messo quelli della mafia.

Morirono tutti, ma il ricordo di questa strage rimane sempre vivo nei nostri cuori, perché come Antonio e tanti altri che credono nella Costituzione e giurano per la patria, noi comuni esseri mortali diciamo che sono degli eroi, ma in realtà questi uomini devono ogni giorno sfidare la vita perché è il loro compito servire la patria.

Alessandra Fiesole