Il tempo scorre lento in questo lembo di terra della contea a sud della terra di mezzo.

Lento, ma non inutile!

In un giorno qualsiasi di fine estate, il progetto PERCORSI GUIDATI, ideato dalla CRAP Chora e da questa aperto alla fruizione delle altre Comunità della Cooperativa, ci ha portato a Tricase, il capoluogo del Capo di Leuca.

Ad attenderci, le vestigia dei Principi Gallone, famiglia antica quanto ricca, estintasi quasi contemporaneamente all’abolizione dell’aristocrazia.

La nostra Beatrice, che ci guiderà e ci aprirà le porte di una conoscenza a volte sfiorata, ma mai approfondita, è un uomo.

Il suo nome è Michele Turco, la sua disponibilità totale.

Prima di addentrarci nel Palazzo dei Principi, Michele ci porta tra le stradine che si dipanano intorno a questo, dove si respira ancora il sudore ed il dolore della povera gente, della fatica dei mestieri, dei vecchi modi di far fronte allo storaggio del grano e delle altre granaglie raccolte.

Le chiese, purtroppo, sono tutte un cantiere.

Presto torneranno più belle di prima, ma ora possiamo solo dare un’occhiata poco più che distratta.

Ma comunque sufficiente a sapere che una di queste era parte del Convento dei Domenicani e che fu saccheggiata dai turchi in una delle tante scorribande di cui il nostro Salento fu vittima.

Il convento, come tanti, non c’è più sostituito da attività commerciali e uffici.
Ma ad un occhio attento ed allenato non sfuggono alcuni segni rimasti a testimoniare un tempo ormai passato.

Come le due statue dei Santi Pietro e Paolo, scavate nella pietra leccese, che sorvegliavano l’accesso al giardino del convento e che ora guardano la strada e lo studio della Guardia Medica.

Ma bello più di tutto, direbbe Guccini, è il palazzo!

Il biglietto da visita dei principi che tennero Tricase e che estendevano i loro possedimenti in tutta la Terra d’Otranto.

Nella Sala del Trono si respirano ancora i fasti dei ricevimenti e la solennità delle udienze, nei camminamenti riecheggiano ancora i passi veloci dei soldati chiamati a far la guardia, nelle prigioni i lamenti dei condannati, le speranze di chi finiva di scontare la pena.

Storie di uomini diversi, di destini diversi: tutti accomunati da uno stesso progetto superiore, che è quello misterioso del dipanarsi dello sviluppo della nostra civiltà, sempre in bilico tra il difendere le proprie origini e l’aprirsi a contaminazioni nuove.

Tricase non finisce qui,

ci dice Michele: ed è un invito a tornare, a camminare insieme a lui tra le strade vecchie e nuove, tra le frazioni ormai inglobate, ma che conservano una loro storia.

Non possiamo non raccogliere il suo invito e dare appuntamento a lui e voi, per visitare insieme, per imparare insieme, per vivere insieme.